Quel rapporto complesso con le scuole

21 febbraio 2018

Perché è così complicato il rapporto tra il calcio e la scuola? Si ha l’impressione che – probabilmente a livello generale – lo sport che Monregale rappresenta a livello locale e dilettantistico non sia visto di buon occhio dalle istituzioni scolastiche. C’è  difficoltà di dialogo e di affrontare progettualità comuni. Che sia “colpa” dell’immagine del calcio dei grandi, che con le sue polemiche, i suoi capricci, la sua pregnanza mediatica ed economica, offusca il lavoro di migliaia di società dilettantistiche che invece lo vivono ancora come un gioco, come una pratica sportiva con regole e socializzazioni? Qualunque siano le motivazioni di fondo, è un peccato non riuscire a collaborare insieme, in un percorso che favorirebbe la crescita di entrambi i mondi. L’ultimo sintomo di disinteresse lo si ha avuto in occasione della Settimana dello sport nelle scuole di Mondovì: a tal proposito abbiamo inviato una lettera ai giornali locali sollevando la questione, sperando di suscitare un po’ di dibattito. La pubblichiamo di seguito.

Gentile direttore, veniamo a conoscenza, quasi casualmente, della partecipazione degli Istituti  comprensivi di Mondovì alla “Settimana dello sport e del benessere”. Una iniziativa della Regione alla quale le Scuole aderiscono, da quanto abbiamo capito coinvolgendo le Associazioni del territorio che operano coi ragazzi approfondendo “i temi dello sport e del benessere” e “modi concreti per contribuire alla diffusione di buone pratiche legate alla valorizzazione dell’educazione fisica e motoria”. Un nobile intento. Scorrendo il programma dell’evento organizzato presso il Primo circolo vediamo l’elenco dei vari sport che sono stati interessati: dalla scherma alla pallapugno, dal tennis allo zumba, dalla pallavolo all’hip hop. Una panoramica ampia e articolata, alla quale però ci permettiamo umilmente di far notare una mancanza: il calcio. Che Monregale – bene o male, questo è un giudizio che non ci compete – rappresenta sul territorio con trecento ragazzi iscritti ed una cinquantina di istruttori e allenatori, chi con il patentino, chi con un diploma SUISM, chi con un corso Istruttore FIGC. Rappresentiamo nel locale, assieme ad altre Associazioni affiliate alla FIGC o ad altri enti di promozione sportiva, ed al CONI, un movimento che nel nostro paese muove una passione clamorosa che pochi altri ambiti sanno accendere. È vero, muove anche un mucchio di soldi e spesso trasforma i suoi protagonisti da atleti a capricciosi divi del jet
set. Ma questo a livelli alti. Ai nostri livelli dilettantistici, il calcio è ancora, e innanzitutto, uno sport. Una pratica che favorisce il benessere, l’integrazione, la partecipazione; che si intreccia profondamente con il sociale; che apre mille porte verso discipline “nobili”(in tal senso la Monregale la scorsa stagione ha attivato un percorso con una psicologa sportiva e una nutrizionista); che –nonostante l’immagine di superficie che viene trasmessa al grande pubblico – può anche essere un veicolo per fare cultura. Una cultura sportiva che da noi, con i nostri responsabili tecnici, si traduce nel cercare di insegnare alle famiglie e ai bambini che il risultato non deve essere un assillo, che esistono delle regole che magari in tanti aggirano ma che da noi si rispettano, così come si rispetta l’avversario, il direttore di gara. E così come si rispettano, sempre,
tutti coloro che fanno altri sport, magari radicalmente diversi dal calcio, ma ognuno portatore di ricchezza e di valori. Spiace che le Scuole del territorio – forse abbagliate, appunto, da ciò che è “il calcio” a livello professionistico – non riescano a cogliere che il mondo del pallone ha un’etica, e che a livello dilettantistico può essere veicolo di insegnamento e di crescita. Lo abbiamo già notato dalla chiusura delle istituzioni scolastiche primarie ai nostri progetti di collaborazione nell’ottica del “calcio a scuola”, coi quali ci siamo messi più volte a disposizione, gratuitamente, per arricchire le ore di Educazione motoria nei vari plessi con la presenza dei nostri istruttori. Non c’è mai stato interesse. Spiace constatare che non si riesce a dialogare e a costruire qualcosa di interessante assieme al mondo della scuola, seppur tra i bambini e i ragazzi ci sia interesse e curiosità verso il mondo del calcio: sono stati proprio loro, attraverso i loro genitori, a chiederci “perché” nella settimana dello sport a scuola mancava il calcio. A nostro avviso, una grossa occasione persa.
Davide Amenta, presidente Monregale calcio


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