Gli Allievi di mister Seoni in visita al Museo delle Carceri

17 Gennaio 2020

Una esperienza che tocca e segna. Una visita al Museo delle carceri nuove su iniziativa di mister Aurelio Seoni: ecco il racconto dei nostri Allievi 2003.

Attraverso una visita guidata da un volontario molto preparato si accede alle diverse parti dell’ex carcere. La visita museale è accompagnata da una spiegazione storica che ci ha permesso di capire il contesto, le persone e la situazione delle varie epoche. Iniziamo con il camminamento lungo il muro di cinta interno scoprendo molte foto appese, sono i volti, alcuni della nostra età, di partigiani e oppositori del regime che furono internati, torturati e uccisi. Pochi passi e ci tuffiamo negli anni di piombo, scoprendo il volto di agenti che persero la vita, via via le celle dove i terroristi (brigatisti, prima linea, nar, ordine nuovo, ecc.) erano rinchiusi. Ci vengono spiegate le misure adottate dal Gen. Dalla Chiesa.

Entriamo finalmente all’interno del carcere tornando storicamente all’unità d’Italia anni in cui il carcere venne costruito, vediamo il progetto e la piantina del carcere coi suoi vari bracci. Continuando entriamo nella sezione femminile con le varie celle e le occupazioni delle carcerate con i figli che vivevano con loro, troviamo storie di vita e il ricordo di Suor Giuseppina De Muro, comandante di tale sezione, una suora che abbracciava partigiane e deportate e che contribuì il 25 aprile 1945 a salvare molte vite comprese quelle dei soldati tedeschi. Ci viene raccontato infine come venivano vestiti e catalogati gli ebrei prima di finire nei campi italiani di Bolzano e Fossoli infine in viaggio per Auschwitz e vari altri campi di sterminio.

La visita prosegue nel lugubre “primo braccio tedesco” e scopriamo dove venivano condotti partigiani, oppositori politici e ebrei maschi; celle piccolissime che ospitavano fino a 10 detenuti. Vediamo la cella di Ignazio Vian e di Duccio Galimberti eroi della Resistenza cuneese, assistiamo ai racconti delle torture a cui erano sottoposti ogni giorno nella caserma di via Asti e poi riportati in cella alle Nuove. Conosciamo la storia di Emanuele Artom, partigiano ebreo torinese, le torture subite come viene ucciso e che nessuno rivedrà il suo corpo per una degna sepoltura. Il primo braccio termina nella rotonda dove altri bracci partono, al centro una scala a chiocciola chiamata in quegli anni il buco, ci conduce nel braccio della morte dove i
condannati attendevano che si compisse il loro tragico destino. Ci siamo immersi in quel silenzio, in quella penombra all’interno delle fredde e buie celle sono stati posti schermi con scritte luminose che riprendono frasi tratte dalle lettere di giovani partigiani. Costoro non avevano alcun diritto, nemmeno scrivere a casa o trovare conforto leggendo la bibbia o il vangelo. Solo grazie all’umanità di alcuni carcerieri e del loro padre spirituale Padre Ruggero, poterono scrivere alcune righe a casa.

La visita finisce davanti ad un piccolo altarino. Pensiamo esistano gite che si fanno con un unico bagaglio, il cuore. Scopriamo che è stata una lezione di vita, un ricordare a noi, annoiati fruitori di una democrazia scontata, che la libertà non la si può comprare al mercato ma va difesa e apprezzata ogni giorno e che le parole che Pietro Calamandrei disse in un suo famoso discorso erano giuste “ Questo è uno dei luoghi dove è nata la nostra Costituzione” come è scritto vicino alle foto appese all’entrata.

DAN


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

×