Benvenuti guerrieri

11 Ottobre 2018

(r.f.) – Quando si scrive è inopportuno essere autoreferenziali.
Però in alcuni frangenti dicono sia lecito contravvenire alle regole, scritte o non scritte, specialmente se si vanno ad assumere toni narrativi, insomma se si vuole raccontare una storia alla quale, almeno al momento, sembra abbinato un lieto fine.
Mi capita di seguire le relazioni con la stampa – oltre che la segreteria – della squadra di calcio di Mondovì dal 2014; allora si era grigiorossi, ci si chiamava Virtus Mondovì, si era in Eccellenza; poi quella storia – per mille accadimenti – non è proseguita, è mutata, e dal 2016 c’è la Monregale, che ho continuato e continuo tuttora a seguire con entrambi i ruoli.
Essere “addetto stampa” di una società sportiva significa principalmente seguirne le sorti, principalmente – se non in via del tutto esclusiva – per quanto riguarda la Prima squadra, che storicamente è quella componente dove sono puntati i riflettori esterni più potenti.
Ne deriva che in queste cinque stagioni, prima con Virtus e poi con Monregale, ho visto un sacco di partite. Quelle casalinghe, quasi tutte disputate allo stadio comunale “Piero Gasco”, hanno sempre avuto una costante: la scarsità di pubblico locale.
Ai tempi grigiorossi, imputando il fenomeno al costo dei biglietti, provammo ad azzerare il ticket di ingresso, con risultati risibili; agli albori dell’avventura Monregale, dopo una fiammata iniziale dovuta probabilmente alla curiosità, l’entusiasmo si spense e il numero di spettatori domenicali rimase esiguo. Al di là dell’asettico numero relativo alle presenze, ciò che mi ha sempre, profondamente lasciato l’amaro in bocca – tanto per tornare sul personale – è la sensazione spiacevole e triste di accomodarci al “Gasco” più come ospiti che come padroni di casa. In più d’una occasione la voce degli avversari ha sovrastato le nostre timide, umili esternazioni da bordo campo; paesi e paeselli di consistenza assai più modesta di una Mondovì hanno dimostrato, anche a casa nostra, un attaccamento ben più marcato e viscerale ai colori della propria squadra, inneggiando ai loro ragazzi e di conseguenza ricevendo applausi e saluti dal campo a fine partita. Senza contare quelle volte che mi è capitato di fare lo speaker, sempre al “nostro” stadio, con l’altrettanto spiacevolissima sensazione di essere vox clamantis in deserto, che invece di caricare squadra in campo e tifoseria (assente) all’esterno fosse lì a guidare il rosario di un defunto con pochi amici. Una voce rimbombante in un silenzio assordante. Per chi vive il calcio con una passione che spesso supera i livelli di guardia, un elemento inaccettabile.
Ma ora sembra esserci stata un’evoluzione, su questo fronte. Già dal turno precedente in casa con il Marene un piccolo gruppo di ragazzi in tuta Monregale era presente in curva a tifare la squadra; la scorsa domenica, nella gara esterna con il Tre Valli – da qualcuno definito addirittura come “la madre di tutti i derby” -, un altro step: gli striscioni. Ed un gruppo che aumenta, grida, canta, sostiene, sbeffeggia, esulta, s’arrabbia. Scopriamo, prima dagli striscioni esposti a Branzola, poi da un follow su instagram, che il gruppetto ha anche un nome, Warriors Mondovì. Acronimo, WM, come un antico e leggendario sistema di gioco del calcio degli Anni Trenta. Letteralmente, “i guerrieri”. Sono un gruppo di ragazzi che hanno deciso di organizzarsi e di seguire le partite della Prima da tifosi veri, sostenendo la squadra. Iniziativa decisamente apprezzabile, perché da sempre i cori da stadio vero recitano che i in campo ragazzi “han bisogno di noi”; il sostegno da fuori può anche essere una carta fondamentale per ciò che accade in partita; leggende sul “dodicesimo uomo in campo” sono fiorite ovunque. Ovviamente – consiglio paternale di chi in testa non ha ancora molti capelli bianchi, ma comunque ne ha pochi – bisognerà stare attenti a non sconfinare mai nell’insulto, nel pesantemente volgare, nell’acredine verso gli altri. Che sia sempre un “tifo-per”, e possibilmente mai un “tifo-contro”, insomma. Ma, proprio per questo motivo, a testa altissima.
Per il mondo Monregale l’iniziativa è comunque un segno importante, un tassellino interessante nel puzzle globale che anno dopo anno si sta componendo: azzardiamo a chiamarla “maturazione di una identità”. Ossia, evidenza tangibile, esteriore, di fare parte di un gruppo, e di difenderne orgogliosamente i colori; come veri “guerrieri” mai domi, che non si arrendono. Ci auguriamo che il gruppo sia sempre più consistente, numeroso e combattivo.
Benvenuti Warriors. E grazie.


Comments

  1. Davide - 12 Ottobre 2018 at 23:22

    Ma quanto scrivi bene!,,,

    Rispondi

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